Quando un (altro) cinema chiude. Un ricordo di Ezechiele 25, 17 all’Italia

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In vista della prossima chiusura di un altro cinema in città, Ezechiele 25,17, uno dei due cineforum di Lucca, cambia sede, spostandosi dal cinema Italia al più moderno, accogliente, comodo, e con annesso bar cinema Astra, ancora per fortuna nel centro di Lucca, all’interno delle mura cittadine. Chi scrive senza il cineforum Ezechiele sarebbe senz’altro un’altra persona, peggiore di questa.

Nell’autunno del 2000, il mio primo autunno a Lucca, già lo sapevo che il cinema mi piaceva, mio padre mi portava a vedere i film al cinema a Barga (esiste ancora?) che il giovedì faceva i film d’essai e tu chiamavi da Castelnuovo se eri in ritardo per dirgli di aspettare qualche minuto, tanto c’eravamo sempre quattro gatti (più spesso due). Oppure mi portava in macchina a Pieve Fosciana, all’Olimpia, che a Castelnuovo il cinema Eden all’epoca era chiuso – ma ora ha riaperto, per fortuna. Le VHS che abbondavano in casa mi appassionavano molto meno di quelle sale buie e, ogni tanto, piuttosto freddine, dove andavano in scena gli ultimi momenti di uno spettacolo veramente popolare: ricordo di aver visto un paio di film addirittura in piedi, roba impensabile adesso, e la fine primo tempo con relativa corsa al baretto del cinema (lì ho imparato che il tè freddo è meglio non berlo la sera, che poi non dormi). Ma dall’autunno del 2000 al cinema potevo andarci in bicicletta, passavo a chiamare Luca che scendeva con la sua bici in mano e attraversavamo il bello quando solitario Fillungo lamentandoci che a Lucca la sera in giro non c’è mai nessuno. Poi, a fine film, frequente sosta allo Sbragia per un pezzetto di pizza, e via quasi senza pedalare dato che è in leggerissima discesa, svoltavo in via San Giorgio e tornavo a casa. Tra quell’autunno e la primavera successiva (vado a memoria, quindi potrei sbagliare qualche data) all’Ezechiele fecero vedere tutto o quasi Nanni Moretti e diversi capolavori della Nouvelle Vague, qualcuno anche semidimenticato. Mi si aprì un mondo. I film giusti al momento giusto. Nel posto giusto: quel fascino un po’ demodé dell’Italia, quell’aria da vecchio cinema parrocchiale, da luogo devoto all’amore per il cinema, con la galleria disadorna e con sedie scomodissime (ma ne occupavamo almeno due a testa, quindi si stava un po’ meglio), e quel vecchio proiettore in disuso che ti accoglieva vicino allo specchio. Le ultime possibilità di vivere il cinema in un certo modo, in una relativamente piccola città di provincia (per qualche ragione, al tempo andavo meno al Circolo del cinema, lo storico e glorioso cineforum di Lucca, forse ero impegnato il giovedì, ma il Circolo è un’altra gloria dei cinefili della città). Il mercoledì all’Ezechiele, giorno delle retrospettive, non c’era mai questo grande affollamento, e sembrava davvero di avere un rapporto intimo con lo schermo, con quei pochi affezionati spettatori che non mancavano anche se fuori pioveva o faceva un freddo cane. Ma per i film nuovi, il martedì, ogni tanto si riempiva o quasi, come a quella gloriosa proiezione del Il partigiano Johnny. Ho visto Gostanza da Libbiano con Paolo Benvenuti in sala all’Italia grazie a Ezechiele, e quando qualche anno dopo ho detto allo stesso Benvenuti che quel film, visto a sedici anni, mi ha cambiato la vita, mi ha fatto capire quanto davvero amavo il cinema, lui ha chiamato la moglie per raccontarglielo e mi ha mezzo preso in giro dicendomi che dovevo essere strano assai.

Mi sono spesso chiesto, in questi anni, cosa avrei fatto senza l’Ezechiele, quanto fondamentale sia stato per la mia educazione di cinefilo, per il mio amore per il cinema, e mi chiedo quanti potenziali amanti del cinema si perdano la possibilità di avere un cineclub nella loro città. Ho fatto altre cose relative al cinema nel corso degli anni, da contribuire all’organizzazione di festival (in primis il Lucca Film Festival, naturalmente), a scriverne, fino a studiarlo qua a Yale adesso, e niente di tutto ciò sarebbe stato possibile senza l’Ezechiele, e quei film visti negli anni che ho vissuto a Lucca rimangano stampati nella mente. Ma soprattutto, è stata fondamentale l’esperienza del cinema, e nello specifico del cinema Italia, la visione dei film in una sala buia, le luci che si spengono, l’inizio del film, la pellicola che si sente in sottofondo e che scorre sullo schermo, e prima ancora comprare il biglietto, varcare la soglia, aprire le tende, immergersi nella sala. Siamo l’ultima generazione di cinefili cresciuti a cineforum e 35mm, il fatto che Ezechiele vada avanti mi rincuora che, magari sempre più senza pellicola, i nuovi cinefili possano comunque venir su a cineforum e buoni film. Buon proseguimento Ezechiele nelle vostre nuove sedi, e arrivederci cinema Italia, speriamo non ti trasformino in orribili freddi appartamenti. 

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