Archivi del mese: gennaio 2015

Pasolini a Yale

Sto organizzando insieme a Karen Raizen una serie di eventi su Pasolini qua a Yale . L’evento principale è una conferenza che si terrà il 6/7 marzo, ma prima ci sono workshops, lezioni e una retrospettiva. Qui più informazioni, mentre questo qui sotto è il poster della serie.

Pasolini series


La mia decina 2014

IMG_1126Con notevole ritardo, e con almeno un titolo già potenziale top10 2015, metto qui la decina del 2014 uscita per Alias.

Come ormai da anni, non vado quasi più ai festival e quindi mi perdo una buona fetta di quanto interessante si vede in giro. Per giunta ho perso tantissimi film italiani. Ma in generale, mi sembra sia opinione diffusa che quest’anno passato non sia stato dei migliori per qualità dei singoli film (per dire, non penso di essere andato al cinema meno rispetto al 2013, eppure nella decina dell’anno scorso c’erano decisamente più filmoni).

La classifica è intesa come film+varie immagini in movimento che si vedono in giro. Perché parlare di film va benissimo – io sono ancora un indefesso cinefilo, continuo a riconoscermi in una comunità di compagni ossessionati dalla sala buia e via dicendo – ma viviamo in un ambiente mediale diffuso in cui diversi prodotti e immagini si mischiano e influenzano a vicenda come mai prima. Tanto vale prenderne atto anche in una classifica di fine anno, senza dovere necessariamente farne una con le serie tv, una con i video online, una per i film, che tanto i confini sono molto più labili di quanto la maggior parte della critica voglia ammettere. Questo per dire per esempio che non è che Gomorra la serie si trova qui perché è uscita al cinema (ho letto persino in giro commenti del tipo adesso sì che cambia tutto, una serie TV che arriva al cinema, come se i rapporti di forza tra TV e cinema siano davvero questi, e che la legittimazione artistica di una serie tv passi dall’approdare al cinema…) ma semplicemente perché è una delle cose migliori viste quest’anno passato.

Sui titoli oltre a quello scritto su Alias: continua a perplimermi alquanto che Nightcrawler sia passato quasi sotto silenzio, soprattutto negli Usa: strizzando l’occhi a Taxi Driver, è forse IL film sulla società dei media degli ultimi anni. Boyhood in un certo senso acquista forza dopo la visione di American Sniper, un altro grande film sul Texas e sulla sua lentezza e grandezza così americana. Gazebo ha ormai superato le 100 puntate, e continua a sorprendere: può piacere o meno, ma hanno creato un format diverso, originale, integrando personalità eterogenee e che avevano fatto poca o nulla televisione – e continuano a sperimentare, da Makkox sempre più protagonista, a Allegranti e via dicendo. The Lady è un fenomeno di cui spero si occuperanno i sociologi. La quantità di pagine dedicate su FB, le parodie, i meme, la popolarità improvvisa raggiunta così in fretta, ne fanno veramente un fenomeno incredibile: sogno un film (o una web serie) con Magalli e Lory del Santo insieme.


La cultura dello stupro nei campus americani

La scena è di qualche settimana fa. L’ex presidente degli Stati Uniti d’America, Jimmy Carter, è seduto vicino a Peter Salovey, presidente dell’università di Yale, e poco più in là siede un altro ex presidente, il messicano Ernesto Zedillo, adesso capo del “Center for the Study of Globalization” della stessa università. Carter ha finito da poco la sua prolusione sui diritti delle donne, di fronte a una platea di più di 2500 persone, soprattutto studenti. C’è tempo per alcune domande, anche su altri temi, ma è chiaro che quello è l’argomento di cui vuole parlare l’ex presidente, quello che gli sta a cuore e su cui ha da poco scritto un libro. Parla dei problemi costanti nei campus americani, anche (e forse soprattutto) quelli delle università più prestigiose, con le violenze sessuali e in generale con la cultura maschilista. Si capisce che non vuole sferrare un attacco diretto all’università che lo ospita, ci gira un po’ intorno finché Salovey non prova una difesa preventiva e un po’ goffa delle politiche di Yale sull’argomento. “Ma in realtà – incalza Carter – ho letto un articolo sull’Huffington Post mentre venivo che diceva che Yale ha avuto, negli anni passati, sei studenti, maschi, che sono stati riconosciuti o hanno ammesso di aver compiuto violenze sessuali che non sono stati espulsi”.

L’imbarazzo è inferiore solo allo scrosciante applauso che segue. Solo un mese prima di questa scena un articolo sul New York Times aveva reso noto caso di molestie e discriminazioni sul lavoro perpetrate dall’ex capo di cardiologia della School of Medicine di Yale – uno dei centri di ricerca medica più importanti del paese. È la storia delle pesanti avance di un uomo potente verso una giovane ricercatrice italiana (per questo la storia ha avuto qualche risonanza anche in Italia) e di come i suoi rifiuti abbiano portato a discriminazioni lavorative nei confronti dell’allora fidanzato, ora marito, anch’egli alla School of Medicine. Non si tratta di problemi solo di Yale: una buona maggioranza delle università americane, specie quelle più prestigiose (cui in Italia guardiamo come modelli senza spesso aver idea di cosa parliamo), sono ancora controllate da uomini bianchi, spesso in là con l’età. E sono anche luoghi in cui stupri e molestie – o presunti tali, ci arriviamo – sono quanto meno possibili, se non diffusi.

continua su Gli Stati Generali con il titolo La cultura dello stupro ha contagiato le élite americane