Archivi del mese: settembre 2015

“Anarchici, mafiosi, lunatici”. Quando gli invasori eravamo noi

Lo scorso aprile Gianni Morandi ha pubblicato una foto su Facebook (dove è attivissimo con quasi due milioni di like e post quotidiani) che proponeva un confronto tra gli immigrati di oggi e l’emigrazione italiana del secolo scorso. Era accompagnata da un messaggio semplice, quasi banale e venato di populismo, diceva più o meno “a proposito di migranti ed emigranti, non dobbiamo mai dimenticare che migliaia e migliaia di italiani, nel secolo scorso, sono partiti dalla loro Patria […] Non è passato poi così tanto tempo…”. È stato subissato dai commenti, soprattutto dalle offese e dagli improperi razzisti. E se alla maggior parte si fa fatica a trovare un filo logico, tanta la stupidità e la più becera xenofobia, c’è un argomento che ricorre in molti di questi commenti e in generale quando viene affrontato questo discorso: noi (nel senso gli italiani) eravamo immigrati regolari, era tutto legale, andavamo a lavorare, non oziare e chiedere alberghi a cinque stelle o peggio a delinquere, e trovavamo in genere gente pronta ad accoglierci perché siamo buoni lavoratori. Vale la pena provare ad affrontare questi stereotipi il più possibile in modo razionale, e fare un salto nel tempo, riandare a vedere qualcuna delle storie, così simili malgrado i contesti diversissimi, dell’emigrazione italiana, soprattutto in America. Che si, le condizioni sono diverse, in tempi relativamente recenti non si è mai vista una situazione così esplosiva e instabile in Medio Oriente e Africa, ma i flussi migratori sono parte della storia dell’uomo . La manodopera (a basso costo, spesso bassissimo, talvolta praticamente nullo) va dove serve, che sia per costruire, per assistere gli anziani, o, come un secolo e passa fa, per lavorare nei campi di cotone. “Diversamente da quanto si pensa – scrive uno degli specialisti dell’emigrazione italiana, Emilio Franzina, nel libro Traversate (2003) – le migrazioni non costituiscono, nella storia del mondo, l’equivalente di una specie di ictus demografico destinato a manifestarsi solo di tanto in tanto”. Non sono, cioè, una manifestazione straordinaria.

continua su Gli Stati Generali