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Un nuovo vello d’oro, “Petrolio”

Il 6 e 7 marzo si è tenuta all’università di Yale la con­fe­renza «The Legacy of Pier Paolo Paso­lini», che ho organizzato insieme a Karen Raizen per il qua­ran­ten­nale della morte di Paso­lini. All’evento hanno par­te­ci­pato stu­diosi, soprat­tutto gio­vani, euro­pei e ame­ri­cani, man­te­nendo un approc­cio for­te­mente inter­di­sci­pli­nare e non agio­gra­fico, volto soprat­tutto a recu­pe­rare il Paso­lini meno stu­diato e a pro­ble­ma­tiz­zarlo all’interno dei pro­cessi cul­tu­rali ita­liani di allora e di oggi (qui per mag­giori infor­ma­zioni). Quello che riporto qui sotto è parte del key­note speech di Karen Pin­kus, pro­fes­so­ressa a Cor­nell Uni­ver­sity e autrice di diversi testi sulla cul­tura ita­liana e non solo, e in pas­sato anche col­la­bo­ra­trice del manifesto. L’articolo è appunto uscito su Alias/Il Manifesto il 14 marzo, da me tradotto. In fondo il pdf. 

ppp_NYDa quando, nel 2000, il ter­mine antro­po­cene è stato uffi­cial­mente intro­dotto dal fisico Paul Cru­tzen per descri­vere la nostra nuova epoca geo­lo­gica, come sot­to­ca­te­go­ria dell’olocene e del qua­ter­na­rio, è diven­tato moneta sonante per gli studi uma­ni­stici, forse usato anche per riven­dere vec­chie idee incar­tate in carta nuova, ma anche per pro­vare a pen­sare ad una sto­ria al di là della nostra com­pren­sione, per nego­ziare – in qual­che modo lon­ta­na­mente – con il potere umano di inter­ve­nire nel tempo geo­lo­gico.

Negli ultimi tempi sono apparsi, anche in Ita­lia, diversi lavori di un nuovo genere che potremmo chia­mare «nar­ra­tiva sul cam­bia­mento cli­ma­tico». La mag­gior parte di que­sti testi usano tec­ni­che lin­gui­sti­che e nar­ra­tive con­ven­zio­nale, anche quando sono ambien­tate in un futuro disto­pico. Paso­lini anti­cipa pro­fon­da­mente l’antropocene nel suo lavoro non finito Petro­lio, che deriva il titolo pre­ci­sa­mente da uno dei due prin­ci­pali com­bu­sti­bili fos­sili.

Paso­lini per l’antropocene dun­que: avant la let­tre – dato che l’idea di cam­bia­mento cli­ma­tico non era in cir­co­la­zione quarant’anni fa – assu­mendo, come voglio fare, che vada fatta una chiara distin­zione tra le par­ti­co­la­rità della velo­cità in cui si stanno con­cen­trando i gas serra e le que­stioni più gene­rali sulla degra­da­zione ambien­tale che, per quanto pos­sano essere mal­va­gie, man­cano di quell’insondabile tem­po­ra­lità e glo­ba­lità con cui abbiamo a che fare adesso.

Paso­lini per l’antropocene, mal­gré lui, date le sue cri­ti­che al con­for­mi­smo delle mode – acca­de­mi­che e non; e con l’idea che un certo tipo di eco­lo­gi­smo possa essere sog­getto a falsa tol­le­ranza o reso sino­nimo di «vita» (si pensi alla sua abiura pub­bli­cata alcuni mesi prima della morte), Paso­lini per l’antropocene nella misura in cui include e disfa le pro­prie limi­ta­zioni nar­ra­tive. Rife­ri­menti mito­lo­gici e nar­ra­zioni rea­li­ste si mesco­lano flui­da­mente nelle note sugli argo­nauti del Petro­lio di Paso­lini. La nota 54 si inti­tola infatti «Il viag­gio reale nel Medio Oriente» e rac­conta i det­ta­gli degli inve­sti­menti fal­liti in Marocco di una delle sus­si­dia­rie dell’Eni. La prosa è un mix di poe­ti­che orfi­che, sogni, descri­zioni erotiche-esotiche del deserto, e lin­guag­gio buro­cra­tico. Sarebbe impos­si­bile pro­vare a sepa­rare que­sti diversi tipi di regi­stri: vanno visti tutti insieme per­ché la ricerca del petro­lio, nell’opera di Paso­lini, è tanto poe­tica quanto è geo­fi­sica o geo­po­li­tica. Nelle note sugli argo­nauti di Petro­lio alcuni pas­saggi, corti e fram­men­tati, del testo ita­liano sono seguiti da paren­tesi che con­ten­gono le parole: «testo greco». Paso­lini avrebbe cer­ta­mente potuto scri­vere egli stesso del testo in greco, se non da solo con l’aiuto di qual­che amico clas­si­ci­sta. Ma è pre­ci­sa­mente per­ché il testo non è (ancora) leg­gi­bile, che è real­mente sim­bo­lico del suo intero lavoro. Come quando scrive, «La mia deci­sione: che è quella non di scri­vere una sto­ria, ma di costruire una forma (…) forma con­si­stente sem­pli­ce­mente in ‘qual­cosa di scritto’. Non nego che cer­ta­mente la cosa migliore sarebbe stata inven­tare addi­rit­tura un alfa­beto, magari di carat­tere ideo­gra­fico e gero­gli­fico, e stam­pare l’intero libro così» (appunto 37). La lin­gua, illeg­gi­bile a tutti a parte che al suo autore, avrebbe appros­si­mato il più rigo­ro­sa­mente ad una forma senza con­te­nuto, ma, come egli stesso spiega, il suo carat­tere (o potremmo dire il suo uma­ni­smo) l’ha costretto ad evi­tare tali misure estreme.

Tut­ta­via Petro­lio, con le note in greco che appa­iono come una pre­senza, deve per ora rima­nere una forma di discorso. Come l’autore lamenta, non è nep­pure un oggetto di tran­si­zione. Il deserto siriano e le col­line libi­che sem­brano l’Italia cen­trale (nean­che Napoli o la Sici­lia). E poi appena Paso­lini descrive la pri­ma­vera medio­rien­tale, Carlo (il pro­ta­go­ni­sta, o meglio uno dei pro­ta­go­ni­sti di Petro­lio) arriva in una gelida Mal­pensa. Il let­tore è costretto a fare una tran­si­zione, dalle ripe­tute sodo­mie e dai demoni, dal deserto ricco di demoni, alle lotte poli­ti­che di Milano. Mi pare sia diven­tato neces­sa­rio leg­gere que­sti dislo­ca­menti geo­gra­fici e tonali non come schizzi che in futuro diver­ranno logici attra­verso una prosa tran­si­zio­nale, ma piut­to­sto come ver­ti­gi­nosi movi­menti che ci for­zano ad abban­do­nare i con­fini sta­bili degli stati-nazione pro­dut­tori d’energia in favore di una vita sot­ter­ra­nea sen­suale e scia­mante. I com­bu­sti­bili che cir­co­lano sot­to­terra in Petro­lio sono vivi, nel pas­sato e nel pre­sente, come divi­nità pri­mor­diali.

Il petro­lio è il moderno vello d’oro, non sol­tanto nel più ovvio senso meta­fo­rico, ma molto più pro­fon­da­mente, dato che Paso­lini non può (ancora) farne il solo sog­getto del libro, come sem­bre­rebbe impe­gna­tosi nel titolo e nell’eliminare tutta la prosa e la poe­sia, tutto il testo che verrà e che potrebbe dare una spe­ci­fica tra­iet­to­ria nar­ra­tiva. Non può finire il suo lavoro, per­ché Petro­lio non è sem­pli­ce­mente un altro dei suoi lavori. È la (sua) vita. Se lo avesse finito, sarebbe stato con­su­mato, come i com­bu­sti­bili. Ciò che rende Petro­lio così tem­pe­stivo, oggi, nell’antropocene, è pre­ci­sa­mente il suo essere così pro­fon­da­mente legato all’idea di scrit­tura come poten­zia­lità. Le scelte – ancora da fare – i testi che ver­ranno – non sapremo mai se Paso­lini li avrebbe lasciati nel testo o eli­mi­nati o avrebbe aspor­tato qual­cuna delle ambi­guità – que­sto è ciò che rende il testo vivo e aperto a diversi futuri a cui un romanzo con­ven­zio­nale, messo al mondo dal suo autore, non potrebbe mai avvi­ci­narsi. Petro­lio incarna un’idea di futuro – non un futuro ripro­dut­tivo e etero-normativo, ma un’altra tem­po­ra­lità, un mes­sia­ni­smo queer, forse, pre­ci­sa­mente nella sua resi­stenza – o dovremmo dire fal­li­mento – di fis­sare sulla pagina quel tipo di scelte nar­ra­tive omni­com­pren­sive che non per­met­tono ripen­sa­menti. E anche se scri­veva prima di una gene­rale con­sa­pe­vo­lezza del cam­bia­mento cli­ma­tico in tutta la sua spe­ci­fi­cità, cioè, non solo una crisi di inqui­na­mento, di spaz­za­tura, di cica­trici sulla super­fi­cie della terra o rifiuti nucleari, insomma prima di un tempo come il nostro in cui l’emissione di gas per­fet­ta­mente natu­rali e invi­si­bili da sotto la super­fi­cie fin nell’atmosfera si veri­fica ad un ritmo molto più veloce di quella per­fet­ta­mente natu­rale – in un certo senso, quindi, una crisi di tem­po­ra­lità più che di sostanza – in que­sto strano lavoro, letto in tutti i suoi disor­dini, met­tendo insieme alchi­mia, petro­lio, lascivi spi­riti fem­mi­nili che erut­tano dai sot­ter­ra­nei popo­lati da demoni– solo così comin­ciamo ad approc­ciare, senza mai rag­giun­gerla, una lin­gua ade­guata ai nostri tempi. (Tra­du­zione di Luca Peretti)

Karen Pinkus alias-del-14-marzo-2015


Il famoso peso della cultura

Ho pesato Vita di Moravia, di Alain Elkann.
830 grammi.

(Paolo Nori)


A EXCOMUNHÃO DA VÍTIMA

Mi scrive mio cugino Mauro dal Brasile, che dopo aver letto questo post mi segnala l'”improvviso” che segue. Riporto quasi pari pari, con traduzione di Cristina.

L'”improvviso” é un genere di poesia popolare, molto diffusa e cantata nelle fiere settimanali  delle cittadine nel nord-est del Brasile, dove questi poeti (come Miguezim de Princesa) cantano improvvisando poesia con rima, delle notizie rilevanti, di politica, costumi, religioni, scherzi con celebrità ed altro, per un
pubblico in maggioranza di persone analfabete, e che non ha ovviamente accesso alle notizie dei grandi media.
Ed ecco l’improvviso sulla scomunica (traduzione in corsivo):

A EXCOMUNHÃO DA VÍTIMA LA SCOMUNICA DELLA VITTIMA

Miguezim de Princesa

I
Peço à musa do improviso
Que me dê inspiração,
Ciência e sabedoria,
Inteligência e razão,
Peço que Deus que me proteja
Para falar de uma igreja
Que comete aberração.

Chiedo alla musa dell’improvviso
che mi dia ispirazione,
Scienza e saggezza,
Intelligenza e rafione,
Chiedo che Dio mi protegga
Nel parlare di una chiesa
che commette aberrazioni.

II
Pelas fogueiras que arderam
No tempo da Inquisição,
Pelas mulheres queimadas
Sem apelo ou compaixão,
Pensava que o Vaticano
Tinha mudado de plano, ,
Abolido a excomunhão.

Per i fuochi che si accesero
al tempo dell’Inquisizione,
Per le donne bruciate
Senza appello o compassione,
Credevo che il Vaticano
Avesse cambiato il piano,
Abolito la scomunica

III
Mas o bispo Dom José,
Um homem conservador,
Tratou com impiedade
A vítima de um estuprador,
Massacrada e abusada,
Sofrida e violentada,
Sem futuro e sem amor.

Ma il vescovo Dom José
Uomo conservatore,
Trattò impietosamente
La vittima dello strupratore
Massacrata e abusata
Sofferente e violentata
Senza futuro e senza amore.

IV
Depois que houve o estupro,
A menina engravidou.
Ela só tem nove anos,
A Justiça autorizou
Que a criança abortasse
Antes que a vida brotasse
Um fruto do desamor.

Dopo che avvenne lo stupro
La ragazza rimase incinta.
Ha solo nove anni, lei
La giustizia autorizzò
Che la bambina abortisse
Prima che desse alla luce
Un frutto del disamore

V
O aborto, já previsto
Na nossa legislação,
Teve o apoio declarado
Do ministro Temporão,
Que é médico bom e zeloso,
E mostrou ser corajoso
Ao enfrentar a questão.

L’aborto, gi previsto
nella nostra legislazione
Ebbe l’appogio dichiarato
del ministro Temporão,
Che è medico bravo e zelante,
E mostrò coraggio
Nel confrontarsi con la questione.

VI
Além de excomungar
O ministro Temporão,
Dom José excomungou
Da menina, sem razão,
A mãe, a vó e a tia
E se brincar puniria
Até a quarta geração.

Oltre a scomunicare
Il ministro Temporão,
Dom José scomunicò senza ragione,
la madre della ragazza,
La nonna e la zia
E giocando punirà
Fino alla quarta generezione.

VII
É esquisito que a igreja,
Que tanto prega o perdão,
Resolva excomungar médicos
Que cumpriram sua missão
E num beco sem saída
Livraram uma pobre vida
Do fel da desilusão.

E’ strano che la chiesa,
Che tanto predica il perdono
Finisca per scomunicare i medici
Che compirono la loro missione
E in una strada senza uscita
Liberarono una povera vita
dall’amarezza della delusione.

VIII
Mas o mundo está virado
E cheio de desatinos:
Missa virou presepada,
Tem dança até do pepino,
Padre que usa bermuda,
Deixando mulher buchuda
E bolindo com os meninos.

Ma il mondo è alla rovescia
E pieno di barbarità
La messa è diventata spettacolo
C’è addirittura la danza del cetriolo,
Il prete che usa i bermuda,
Lasciando la donna incinta
e scopando con i ragazzini.

IX
Milhões morrendo de Aids:
É grande a devastação,
Mas a igreja acha bom
Furunfar sem proteção
E o padre prega na missa
Que camisinha na lingüiça
É uma coisa do Cão.

Milioni di persone muoiono di Aids
Grande è la devastazione
Ma la chiesa ritiene giusto
scopare senza protezioni
E il parroco predica a messa
Che il preservativo sulla salsiccia
E una cosa da Cane (il Diavolo)

X
E esta quem me contou
Foi Lima do Camarão:
Dom José excomungou
A equipe de plantão,
A família da menina
E o ministro Temporão,
Mas para o estuprador,
Que por certo perdoou,
O arcebispo reservou
A vaga de sacristão.

Fu Lima do Camaro
A raccontarmi questa storia
Dom José scomunicò
La squadra medica di piantone
La famiglia della bambina
E il ministro Temporão
Ma per lo stupratore
Che di certo perdonò
L’arcivescovo riservò
Il posto del sagrestano

Traduzione di Cristina Cavallo, revisione di Maurone dal Brasile