Archivi categoria: Serialita’

Famiglia sit com

Dagli Usa arrivano «Cougar Town» e «Modern family»

È stato un autunno moderatamente interessante quello delle sit-com americane. Autunno negli Stati uniti significa inverno o primavera qui da noi per quanto concerne la trasmissione televisiva, cosi piano piano si riescono a vedere alcuni prodotti della stagione americana. L’onere di trasmettere molte di queste serie tocca ai canali del digitale a pagamento o ai satellitari, spesso a Fox. È il caso anche di Cougar Town e Modern Family, in onda su FoxLife ogni venerdì in prima e seconda serata a partire dalle 21.55. Entrambe, come molte altre di queste ultimi anni, sono ambientate prevalentemente in quei borghesi e tendenzialmente bianchi suburbs americani, dove vivono praticamente tutti i protagonisti.
Cougar Town è una sit-com con poche pretese e discreto divertimento. La protagonista è Julies Cobb (Courtney Cox, già Monica in Friends, qui anche in veste di produttrice), una quarantenne in carriera appena separatasi e con figlio tardo adolescente a carico. L’ex marito è il classico stupidotto americano tutto birre, sport e battute idiote, mentre intorno a lei ruotano le amiche Laurie, quella ggiovane e scatenata, e Ellie, quella sposata e con figlio infante che fa una vita regolare. Si punta – e molto – sulle avventure della dinamica quarantenne appena diventata single va a caccia di giovani con cui accoppiarsi spensieratamente e divertimento a buon mercato, meglio se irrorato d’alcol. Nonostante non manchino momenti divertenti le prime puntate della fiction risultano quindi un po’ sfuocate e solo più avanti gli sceneggiatori riescono a mettere a punto situazioni e dialoghi che si evolvono in maniera meno scontata. Comunque nulla di nuovo, stereotipi a go go, il plot funziona soprattutto grazie alla buona alchimia dei protagonisti. E per dare una mano agli ascolti, lo sceneggiatore Lawrence, il creatore di Scrubs, ha invitato in alcune puntate due vecchie conoscenze di Friends, Lisa Kudrow e Jennifer Aniston.
Con Modern Family invece siamo dalle parti della famiglia allargata, ma proprio tanto allargata. A partire dal non più giovane padre-famiglia Jay, accasato in seconde nozze con una colombiana (con figlio a carico), passando per il figlio di primo letto di Jay, Mitchell, gay che convive con il compagno e con l’appena adottata bimba vietnamita Lily, per finire con l’unica famiglia nucleare di stampo classico composta da Claire (l’altra figlia di Jay) marito e tre figli. Si possono facilmente immaginare gli sviluppi comici di un tale scenario, con battute che affrontano temi razziali, sessuali e di genere.
Forse la nota più interessante di Modern Family è la capacità di trattare questi temi spinosi senza essere mai politically correct, anzi lanciandosi senza pudore in battute divertenti e irriverenti che giocano sulle differenze. La neppure troppo velata omofobia di Jay, le situazioni che si creano discutendo di usanze colombiane e americane, le prese in giro di tutti i protagonisti, le dinamiche da famiglia unita forse troppo, sono alcuni dei temi comici affrontati nel corso degli episodi.

per Il Manifesto

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«Boris 3», un culto che riparte tentando la via politica

[pezzo che posto con un po’ di ritardo, intanto Boris e’ gia’ uscito ed e’ praticamente passata una settimana]

Lo spettacolo iniziava alle nove, ma giovedì sera alle sette e trenta davanti al Teatro Palladium di Roma la fila arrivava abbondantemente in mezzo alla strada, creando discreti problemi al traffico. L’evento non è di quelli che si possono perdere: presentazione delle prime tre puntate della terza stagione di Boris (in onda dal primo marzo alle 22.45 su FX) con il cast in sala. Un’anteprima aperta a tutti, non ai soli giornalisti e la voce è girata: solo su Facebook l’evento contava più di 1600 partecipanti.
Si va a teatro, ma sembra più l’ingresso di un concerto: birre, kebab, pizze, qualche coro, striscioni con i tormentoni di Boris: più di metà fila rimane fuori e viene prevista una seconda proiezione. All’interno, a fare gli onori di casa c’è Massimo Bernardini (il conduttore di Tv Talk), stupito di entrare nella «chiesa del culto di Boris», mentre uno dopo l’altro arrivano gli attori accompagnati da urla da stadio. Inizia lo stuolo di interventi e dichiarazioni: i tre sceneggiatori (Luca Vendruscolo, Mattia Torre e Giacomo Ciarrapico) confessano, tra il serio e il faceto, i loro dubbi sulla fine della seconda stagione: «Sì, con Machiavelli ci siamo messi nei guai. Ma abbiate pazienza le prime due puntate della terza stagione sono un po’ diverse dal resto: volevamo spiegare la mentalità delle reti generaliste e ci servivano due puntate così».
Francesco Pannofino (René Ferretti in Boris) insiste sull’unità di questa nuova stagione, che è come un grande filmone composto da quattordici puntate. Sul palco, gli attori principali (mancano Sermonti-La Rochelle e Calabrese-Biascica che sono in tournée) sembrano commossi: un bagno di folla così non capita spesso, e alla fine quasi nessuno riesce a spiccicare discorsi completi, tanto che la dichiarazione più significativa è probabilmente il «grazie, è fichissimo», pronunciato da Caterina Guzzanti.
Senza svelare troppo, si può dire che la nuova serie sembra più politica, almeno per quello che si è visto in anteprima. Si fanno nomi, o riferimenti piuttosto evidenti per quanto figurati. È poi una serie più matura che abbandona il set dove è nata e cresciuta per affrontare anche altre location. Infine, gli sceneggiatori hanno assolutamente chiaro che quello che devono maneggiare ora è una serie cult, un prodotto non solo di successo ma già elevato a livello di culto. Lo si capisce soprattutto guardando il piccolo promo preparato per la serata, dove si vedono i protagonisti della serie sul palco del Roma Fiction Fest.

per Il Manifesto


Per serialita’ negli ultimi giorni

Vipo il cane volante e il toro umanizzato

Finalmente ci siamo: ariecco Boris!

Boris, alcune foto dal set

Dentro la televisione

Varie ancora su Boris


Per Serialita’

Treme, la nuova serie di David Simon

The big bang theory? Non mi pare

Ho un’attitudine strana verso The big bang theory. Non mi piace, almeno credo, pero’ ogni tanto, raramente, mi viene voglia di guardarne una puntata. Forse lo faccio per ricordarmi che non mi piace, eppure rimango incollato…continua di la’.


C’e’ vita intelligente in quella soap opera

La televisione cambia, ed inevitabilmente cambiano anche i suoi contenuti. Satellitare, digitale terrestre, tv on demand, web tv, stanno sconvolgendo radicalmente la fruizione televisiva degli italiani. Anche il modo di vedere e produrre serie tv si sta quindi modificando: aumentano le possibilita’, aumentano le reti in grado di trasmettere o anche produrre telefilm, e al tempo stesso grazie ad internet e’ possibile vedere o rivedere questi prodotti. Il numero di telefilm americani diventati ormai patrimonio visivo comune, almeno delle giovani generazioni, aumenta ogni anno, grazie soprattutto all’impegno delle rete televisive satellitari (Fox e Sky) e alcune del digitale terrestre, specie del pacchetto Mediaset. E le fiction italiane? Riescono a stare al passo con i tempi? Probabilmente la risposta e’ no, eppure c’e’ qualcosa di positivo rilevare rispetto al biennio appena trascorso. Ci sono almeno tre serie completamente made in Italy uscite negli ultimi due anni che vanno in una direzione diversa rispetto alla quasi completa mediocrita’ delle fiction italiane: Boris (prima e seconda stagione), Non pensarci e Romanzo Criminale.

Sulle televisioni generaliste, specie sulla Rai, le miniserie continuano a farla da padrone. Quasi ogni domenica e lunedì Rai Uno propone una miniserie di due puntate, spesso agiografica su qualche personaggio della storia italiana. Cosi, quando Mediaset e Rai rischiano con serie piu’ lunghe, lo fanno parlando di tematiche gia’ sperimentate e di probabile appeal, anche se alla cinquantesima reincarnazione: non si contano piu’ i preti, commissari e medici che affollano gli schermi italiani. Prodotti quasi sempre – escluse significative eccezioni – piatti, prevedibili, per un pubblico distratto e magari ancora impegnato con la cena. Timidamente pero’ negli ultimi anni Sky e Fox sono intervenute nello stantio mercato della fiction italiana: rischiando molto di piu’ di Rai e Mediaset, ma anche cercando di puntare su temi di successo assicurato, traendo spesso le storie da film (il primo fu Quo Vadis Baby? dall’omonimo film di Gabriele Salvatores). Ma le opere piu’ recenti sono quelle che stanno cambiando il panorama della fiction in Italia e che, specie a lungo andare, potrebbero davvero migliorare tutto il comparto, influenzando anche quanto si vede sulle reti generaliste.

L’unica delle serie citate non tratta da film e’ Boris, che e’ probabilmente anche la serie piu’ sconvolgente mai prodotta in Italia. Boris deve il nome al pesciolino rosso di proprieta’ di René Ferretti, regista dell’improbabile soap opera Gli occhi del cuore. La vera serie Boris racconta proprio il dietro le quinte della fittizia soap Gli occhi del cuore, ma come accade talvolta la parodia sembra piu’ vera del vero. Ed ecco che allora le avventure dei surreali protagonisti della finta soap ci sembrano cosi’ simili ai veri protagonisti di fiction e serie italiane, con la loro scarsa capacita’ di recitare e le storie improbabili di separazioni e fughe d’amore a cui siamo abituati. Se Boris fosse proiettato in un orario decente da una delle generaliste, il pubblico potrebbe avere un notevole shock. Scoprirebbe, per esempio, che la fotografia delle soap e’ fatta per essere come quella della pubblicita’, come dichiara Duccio, il fittizio direttore della fotografia, nella prima puntata. Le luci infatti vengono puntualmente “smarmellate”, per ottenere quell’effetto di completamente illuminato tipico di molte fiction e soap. Ma Boris ha molto da dirci anche sulla recitazione degli attori, monocorde e “basita”, perché e’ questo che vuole il pubblico.

Boris e’ ormai un cult, grazie anche alla partecipazione, come attori stabili o come cameo, di importanti nomi del cinema e del mondo dello spettacolo italiano, come Corrado e Caterina Guzzanti, Carolina Crescentini, Roberto Herlitzka, Giorgio Tirabassi, Antonello Grimaldi e Andrea Purgatori. Ma sono soprattutto le battute ad essere entrate nel linguaggio dei moltissimi appassionati della serie: se non siete tra questi, non stupitevi ogni tanto di sentire o leggere espressioni come “smarmella Biascica” o “dai dai dai” e “facciamola come al solito, a cazzo di cane!”. La terza stagione, diretta da Davide Marengo, e’ pronta e di prossima messa in onda, mentre Cielo, canale in chiaro di Mediaset visibile sul digitale terrestre, sta programmando le prime due serie. Sulle reti generaliste, come detto, ancora niente.

Diverso il destino di Romanzo Criminale, sbarcato dopo pochi mesi dalla messa in onda su Sky direttamente su Italia 1, seppure in seconda serata. Acclamata da molti come la migliore serie televisiva mai prodotta in Italia, e’ tratta dal romanzo di De Cataldo piu’ che dalla successiva trasposizione cinematografica firmata da Placido. Se quella per il cinema era infatti una versione piuttosto banalizzata e accorciata, qui le vicende della banda della Magliana recuperano il valore di romanzo popolare (oltre che criminale). Basti dire che nelle dodici puntante che compongono la prima stagione (anche in questo caso la seconda e’ in arrivo) si copre circa la prima parte di quanto narrato nel film e nel romanzo. Merito e’ degli sceneggiatori della serie (Leonardo Valenti, Barbara Petronio e Daniele Cesarano con lo zampino degli stessi Placido e De Cataldo), che riescono a valorizzare anche le storie secondarie del libro, senza scadere in puerili aggiunte, come quella nel film di Placido secondo cui i tre capi della banda si sarebbero conosciuti da bambini. Le atmosfere dell’epoca sono rievocate in maniera esemplare, non solo con ambienti esterni ed interni, ma anche con gesti e modi di fare dei protagonisti. Parte di questa mimesi temporale sono appunto anche gli attori, moltissimi volti poco noti e soprattutto romani o a loro agio con la realta’ romana da risultare perfettamente credibili. Sintomo di un certo grado di liberta’ che il regista Stefano Sollima e i suoi collaboratori hanno sicuramente avuto nello scegliere gli attori migliori per questi ruoli, non i piu’ famosi o quelli che piacciono di piu’ al pubblico televisivo. La stessa liberta’ che ci vuole nel mettere in scena la violenza bruta come si vede in Romanzo Criminale, o raccontare senza filtri delle relazione con i servizi segreti e con settori collusi del potere o della stessa polizia. Anche qui siamo di fronte ad un enorme successo di pubblico, sintomo che non tutto il pubblico italiano si e’ lasciato addomesticare dalle scialbe storie poliziesche presentate troppo spesso da Rai e Mediaset.

Non pensarci e’ invece la serie che ha portato la crisi, seppure in modo ironico, in televisione. Tratta anche questa da un film (Non pensarci del 2007, regia di Gianni Zanasi) ha gli stessi personaggi e trama simile al prodotto cinematografico. Tre fratelli (Valerio Mastrandrea, Giuseppe Battiston e Anita Caprioli) si ritrovano vicini a causa di un malanno del padre. Piano piano scopriranno che la fabbrica di famiglia, controllata da uno dei fratelli (Battiston) e’ in crisi e gli impiegati non ricevono lo stipendio da mesi. Vicende famigliari contorte e divertenti, rappresentazione della provincia produttiva italiana (siamo a Rimini), la crisi economica, queste e altre vicende sono raccontati una cifra comica ma al tempo stesso assolutamente attenta a questi problemi. Anche in Non pensarci non mancano le illustri partecipazioni, soprattutto quella di Luciana Littizzetto nei panni di un’impertinente e ficcanaso parrucchiera. Possiamo ipotizzare che anche in questo caso la produzione deve aver lasciato a Gianni Zanasi e Lucio Pellegrini (registi e sceneggiatori) la possibilita’ di scegliere come portare in televisione questa storia.

Sta quindi forse in quest’ultimo punto, la liberta’ che hanno gli autori, la maggiore diversita’ rispetto alle serie prodotte per le reti generaliste: queste ultime sono soprattutto ossessionate dall’audience, anche se per la Rai non dovrebbe essere necessariamente cosi’, anzi la qualita’ dovrebbe essere al primo posto. Piano piano e’ possibile che questi positivi esperimenti possano prendere piede anche in Rai e Mediaset e le fiction italiane di qualita’ non siano piu’ in questi palinsesti una rarita’, spesso da rilegare in improbabili destinazioni agostane o in serata tarda. Intanto, non sarebbe male poter vedere su questi canali Boris.

scritto per Alias di sabato 6 febbraio


Boris, Non pensarci e Romanzo Criminale, finalmente qualcosa di nuovo? – Seratona sit-com

Boris, Non pensarci e Romanzo Criminale, finalmente qualcosa di nuovo?

Cosa hanno in comune Boris, Non pensarci e Romanzo Criminale? Beh, sono serie tv italiane, tutte e tre prodotte da reti non generaliste (Sky e Fox), e tutte e tre di discreto successo. Secondo me sono anche tre serie di assoluta qualita’…continua di la’

Seratona sit-com

Che fate stasera? Se avete Sky e la pioggia vi spaventa e non c’e’ proprio niente da fare fuori di casa vi consiglio di accomodarvi davanti alla tv e godervi le prime puntate, in successione, di Cougar Town e Modern family (su Fox Life dalle 21.55)… continua di la’


Nuovi vampiri per Mya: Vampire Diaries

Sfruttare l’onda. Sempre. Nella serialita’ e’ fondamentale. Funziona un genere, un tema, un attore, bisogna continuare su quel filone. Ecco allora che arriva anche in Italia Vampire Diaries (dal 3 febbraio alle 21.50 su Mya)…continua di la’.