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Giorno della Memoria

Lunedì sono usciti per Gli Stati Generali due lunghi articoli sul Giorno della Memoria . In uno dei due faccio una sintesi di questi quindici anni di commemorazioni, a partire dal progetto di legge che è del 1997.

Esattamente 15 anni fa, il 27 gennaio del 2001, si celebrava per la prima volta il Giorno della Memoria. Era il coronamento di un percorso non breve, frutto della volontà di alcuni parlamentari e di organizzazioni e associazioni della società civile. Oltre cinquanta anni dopo la fine della seconda guerra mondiale – dove l’Italia, ce lo dimentichiamo troppo spesso, fu sia aggressore e carnefice sia vittima – anche l’Italia riconosceva una data all’interno del proprio calendario civile per ricordare la Shoah… continua su Gli Stati Generali

Nell’altro, scritto insieme a Damiano Garofalo, abbiamo chiesto a vari studiosi, rappresentanti delle istituzioni ed educatori (Irene Baratta, Giorgia Calò, Ruggero Gabbai, Robert S.C. Gordon, Francesca Romana Recchia Luciani, Andrea Minuz) dove va il Giorno della Memoria e quali sfide ci aspettano.

Quindici anni dopo, è tempo di bilanci. Il Giorno della Memoria (d’ora in poi, GdM) fu celebrato per la prima volta nel 2001. Qui proviamo a fare i conti con alcune questioni aperte, insieme ad un gruppo eterogeneo di studiosi, rappresentanti delle istituzioni ed educatori, che abbiamo incontrato o raggiunto telefonicamente e via email. Cosa è cambiato nella memorialistica della Shoah in questi anni? Come si lega a eventi contemporanei, ai cambiamenti globali, a nuove e diverse istanze memoriali? E come dialoga, se lo fa, con stermini contemporanei e ad altri genocidi?… continua su Gli Stati Generali

 


Pena di morte in America

IL BOIA È SEMPRE PIÙ CARO: SARÀ QUESTO A FAR CAMBIARE IDEA AGLI AMERICANI?

Da settanta anni la pena di morte in Georgia, stato meridionale degli Stati Uniti, era solo questione maschile. A fine settembre però Kelly Renee Gissendaner è stata uccisa, mentre aspettano la morte un’altra sessantina di donne in tutto il paese, soprattutto negli stati campioni olimpici di uccisioni di stato, come Texas e Oklahoma.

La notizia ha fatto più rumore del solito non solo per il tempo trascorso dall’ultima esecuzione di una donna, questione che del resto non riguarda altri stati – poco più di un anno fa, in Texas, la condanna a morte di Lisa Coleman era stata regolarmente eseguita – ma soprattutto perché nella sua ultima visita papa Francesco si era di nuovo espresso contro la pena di morte: «Ogni vita umana è sacra – ha detto il Pontefice romano – e la società può beneficiare dalla riabilitazione di coloro i quali sono condannati per crimini. Recentemente i miei fratelli vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione».

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Un profilo di Bernie Sanders

Poco più di un anno fa The Nation, settimanale storico della sinistra radicale americana, dedicava la copertina a Bernard detto Bernie Sanders. All’interno, una lunga intervista dove l’ultra settantenne senatore di sinistra diceva, senza mezzi termini, che era pronto a correre per la presidenza degli Stati Uniti d’America nel 2016. Tra i tanti dubbi di allora, c’era quello se correre per le primarie del Partito democratico, o come indipendente. C’è voluto più di un anno per arrivare, lo scorso giovedì, alla conferma ufficiale, con una breve conferenza tenuta a Washington fuori dal Campidoglio. Sanders sfiderà alle primarie del Partito democratico Hillary Rodham Clinton, oltre… continua su Gli Stati Generali